"Dove le parole finiscono, inizia la musica." (H. Heine)

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16 ottobre 2026

"I Don't Belong Here" è il nuovo album del folksinger neozelandese JOSEPH G.THOMPSON


Esce oggi venerdì 16 ottobre - sia in formato fisico che digitale -  “I don’t belong here”, il primo album solista del cantautore Joseph G. Thompson, neozelandese di nascita ma ora di base in Europa. 

Si tratta di un lavoro nato dall’esigenza profonda di raccontare un’inquietudine costante e quella radicata sensazione di non sentirsi mai del tutto a casa. Sentimenti questi che hanno spinto l’artista a compiere la scelta radicale di vendere la pizzeria che lui e sua moglie avevano avviato e gestito con fatica e dedizione in Nuova Zelanda, per imbarcarsi in una vera e propria sfida: la coppia e le due figlie sono infatti partite alla volta dell'Europa senza un piano preciso se non quello di seguire il proprio istinto e la propria musica.

Registrato in appena cinque giorni, appena prima di partire, ai Parachute Studios di Auckland, l’album ha visto la partecipazione di alcuni tra i migliori musicisti della scena neozelandese, tra cui Nic Manders, Aaron Clarke, Matt Short, Adam Tobeck, Si Moore, Luke Thompson e Maia Thompson. 

Il risultato è un disco autentico, caratterizzato da un sound grezzo, fiero delle sue imperfezioni e profondamente fedele al momento esatto in cui è venuto alla luce. Dal punto di vista sonoro, l’opera affonda le sue radici nel grande cantautorato folk-rock americano, attingendo a piene mani da maestri assoluti come Bob Dylan, Tom Petty, John Prine e Paul Simon. Queste influenze storiche vengono qui filtrate attraverso vent’anni di vita vissuta, amore, perdite e una costante ricerca interiore.

Il viaggio del disco si snoda attraverso tracce fortemente autobiografiche, a partire dal brano di apertura "Belong Here", che racchiude in pochi minuti l’intera essenza biografica e poetica del cantautore.

Tra gli episodi più sentiti e significativi dell'album troviamo anche "Wonder", una traccia nata da una domanda universale sul senso del mondo e su cosa ci sia là fuori, e "Old Habits". Quest'ultimo è un pezzo intimo e audace incentrato sul vizio di rimuginare troppo e sul richiamo silenzioso verso tutto ciò che anestetizza il quotidiano: dalle distrazioni dello smartphone a un drink, fino alle dipendenze più profonde.

Con questo debutto, Joseph G. Thompson firma il manifesto di chi ha avuto il coraggio di mettersi in gioco per cercare la propria casa, ovunque essa si trovi.

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